Siamo seri…

Lo  “sfratto” al Commissario Foietta non è una scelta tecnica logistica ma una prova muscolare della minoranza Notav della città metropolitana.

De Vita sostiene nel suo comunicato all’ANSA  che “La scelta di non rinnovare la concessione gratuita, con scadenza 31 dicembre 2016, all’Osservatorio Tecnico sulla TORINO-Lione presieduto dal commissario di Governo Paolo Foietta, scaturisce da motivazioni squisitamente tecniche”, e ancora che  “La Città Metropolitana  ha necessità dei 4 locali all’ottavo piano, utilizzati dall’Osservatorio, in virtù del riordino logistico dei servizi che prevede la concentrazione in corso Inghilterra degli uffici attualmente dislocati in via Maria Vittoria”.

Argomentazioni deboli sia nella sostanza che nella forma.

Per quali ragioni non  c’e’ stato da parte degli uffici e/o delle strutture con cui quotidianamente il Commissario di Governo  coabita e si relaziona,  nessun preavviso di questa esigenza?  Ma soprattutto  perché non è stata formulata  nessuna  proposta  a ricercare una soluzione alternativa?  Magari offrendo temporaneanente la disponibilità di quegli spazi liberati, in via Maria Vittoria o in altre sedi.

La leale collaborazione tra Enti in genere non avviene via raccomandata o PEC, ma relazionandosi, attraverso funzioni tecniche o politiche che dovrebbero sempre essere tra istituzioni simmetriche.
Nelle ultime settimane la struttura commissariale ha avuto diverse interlocuzioni con il direttore generale  della Città Metropolitana senza ricevere alcuna segnalazione del problema.

Se esiste una questione  squisitamente tecnica la relazione dovrebbe avvenire tra dirigenti della Città metropolitana con gli omologhi dirigenti della Presidenza del consiglio.

Se invece esiste  un problema politico,   l’omologo della Sindaca è  il Commissario di Governo.

In ogni caso non c’entra nulla  il consigliere “De Vita”.

Qualcuno dirà che era un atto urgente.
Ma dove sta  l’urgenza di “sostituzione delle funzioni del Sindaco” da parte del Consigliere “delegato per le vacanze”, che ha firmato  l’11 agosto, come unico atto urgente,  proprio questa disdetta di contratto che avrà  efficacia tra 4 mesi,  il 1 gennaio 2017.

Non ci siamo proprio.

Meglio sarebbe stato dire la verità, ed ammettere senza ipocrisia che De Vita ha fatto una forzatura e voluto dare all’ “esterno” una dimostrazione provata della propria fede contro  il Tav e l’odiato Osservatorio.
Alla faccia del buon senso e dei corretti  rapporti istituzionali.

De Vita ignora o nasconde che questo significa sfrattare la “Presidenza del Consiglio dei Ministri”; che sono state spese  a marzo 2016 migliaia di euro per traslochi, lavori di cablaggio per organizzare una sede di quattro stanze, che verra utilizzata solo 9 mesi,  e che la Presidenza del Consiglio paga un contributo alle spese di funzionamento di  15.000 € l’anno.

Almeno una parte di queste spese dovranno essere recuperate dalla Presidenza del Consiglio.

La dimostrazione muscolare Notav di Dimitri De Vita costa cara alla collettività e non pare proprio ispirata alla reciproca e leale collaborazione tra Enti.

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