LA RIPARTIZIONE DEL FINANZIAMENTO DELLA SEZIONE TRANSFRONTALIERA DELLA NLTL TRA ITALIA FRANCIA ED UNIONE EUROPEA

Una volta per tutte  – e speriamo sia l’ultima – spieghiamo la ripartizione del finanziamento della sezione transfrontaliera della Nuova linea Torino-Lione

E’ di questi giorni il “riciclaggio” da parte di alcuni siti di oppositori alla Torino Lione (questo, questo o questo) di una polemica assai datata (risale al 2013) che pareva oramai superata: la ripartizione del finanziamento della Sezione Transfrontaliera Tunnel di Base del Moncenisio tra Italia e Francia.

Le quote erano già state definite nell’Accordo Italia-Francia del 2012, ratificato dal parlamento Italiano nel 2014 (con la Legge 71/2014) e da quello francese.

Si tratta certo di una “storiella” già sentita, ma in mancanza di nuovi argomenti, le vecchie polemiche ritornano e vengono riproposte.

Proviamo, con pazienza, a fare nuovamente chiarezza.

La nuova linea Torino Lione è lunga circa 271 km81 km sono in Italia e  ben 190  sono in Francia.

La sua sezione transfrontaliera cofinanziata dall’Unione Europea – da Saint Jean de Maurienne a Bussoleno, quella che comprende il tunnel di base del Moncenisio di 57,5 km  – misura circa 62 km;  di questi, 16 circa sono in Italia e 46 in Francia.

Per rendere utilizzabile la linea ferroviaria, come spiegano a giorni alterni anche i Notav, accusando erroneamente il governo di scarsa “programmazione”, non è sufficiente realizzare la tratta transfrontaliera, ma occorre adeguare l’intera linea da Torino a Lione;  per le tratte di adduzione “nazionali”, ciò avviene a carico delle finanze dei singoli Paesi e senza cofinanziamento europeo. Questo si traduce per la Francia in investimenti molto ingenti per realizzare nuove gallerie ed opere importanti ed adeguare una tratta di linea che è due volte e mezza quella italiana.

Anche di questo si è occupato l’Accordo del 2012: tenere conto, nella sostenibilità dell’investimento a carico dei due Paesi, non solo della sezione internazionale, ma dell’intera opera: questa è quindi la causa dell’asimmetria della ripartizione del contributo per la sezione transfrontaliera tra Italia (57,1%) e Francia (42,9%): l’obiettivo – calcolato e raggiunto – era ed è quello di tenere conto dell’onere molto rilevante che viene finanziato dalla Francia che spenderà, per gli interventi di adeguamento della propria tratta nazionale, da 3 a 5 volte l’importo  previsto dall’Italia per i propri interventi.

I numeri gonfiati e “spacciati” dagli oppositori sono privi di ogni fondamento, anche perché volutamente ignorano che il più grande contributore del Tunnel di base è proprio l’Europa.

La Tabella seguente fa chiarezza, speriamo definitivamente, sulla ripartizione dei costi:

ripartizione_costi

 

Visti per l’intera linea ferroviaria, i numeri e le ripartizioni certo non avvalorano la tesi, portata avanti dai Notav, di un’Italia principale sponsor della nuova linea. Ed ancora una volta colpisce la scarsa lungimiranza del ragionamento degli oppositori della Torino Lione.

I vantaggi per le nazioni (e per l’Europa) a realizzare infrastrutture non si misurano e si ripartiscono con la lunghezza del territorio attraversato dall’infrastruttura, ma valutando la qualità delle connessioni che si aprono con i poli significativi di una rete europea (i luoghi dove si produce, si consuma, si scambia, si studia, ci si relaziona). Questo considerando anche la capacità dell’infrastruttura di intercettare transiti e crearne di nuovi e valutando i benefici che saranno prodotti (a medio e lungo termine) per l’economia del nostro Paese. Occorre poi tenere conto, in questo caso specifico -una tratta fondamentale di un “corridoio europeo” – anche della potenzialità di costruire “relazioni, rapporti, comunicazioni” con quei  paesi (e mercati), anche lontani, che diventano, con la nuova infrastruttura, raggiungibili e quindi accessibili.

Questo  ragionamento “lungimirante” era alla base del pensiero di Cavour: proprio per questo il  giovane e squattrinato Stato Italiano ha realizzato nel 1871 il tunnel del Fréjus, in gran parte a sue spese, e nel 1882,  ha finanziato al 50 % la realizzazione del Gottardo, che stava tutto in territorio svizzero.

E nessuno oggi sarebbe così sprovveduto da sostenere che Cavour regalava soldi alla Francia e Depretis al Consiglio Federale Svizzero.

Il nuovo Stato Italiano, lo faceva per sviluppare le relazioni sociali ed economiche e competere in un panorama europeo.

E l’Italia lo  fa anche oggi, con il fondamentale contributo dell’Europa, per le stesse ragioni, ma in un panorama continentale molto più  globale, variegato e complesso, per tornare a competere ed ad attrarre, con buona pace di chi evoca invece una improbabile “decrescita felice” …

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