Ipotesi sull’ignoranza: ovvero le proposizioni immaginarie di Erri De Luca sulla Torino-Lione

Abbiamo letto il breve editoriale dal titolo “Ipotesi sull’ignoranza”, http://fondazionerrideluca.com/web/ipotesi-sullignoranza/ in cui fra le altre cose, Erri De Luca  racconta che “la Francia si ritira dalla balorda linea ferroviaria Torino Lione. Il buco già fatto, che da noi continua a farsi, non sbucherà”.

Il titolo ci è parso assolutamente appropriato e per questo abbiamo deciso di riusarlo. Ancora più pertinente è la citazione di  Mary Anne Evans, in arte George Eliot, per ripetere : “Non provo compassione per i presuntuosi perché penso che portino con sé i mezzi per consolarsi”.

Dedichiamo la citazione proprio alla “presunzione” di  Erri De Luca che utilizza ancora una volta il travisamento della realtà per produrre giudizi universali con superficialismo ed approssimazione.

Uno scrittore  non può permettersi di distorcere i fatti, giustificandosi con la licenza letteraria: il “superficialismo pseudo-rivoluzionario”,  per dirla con Gramsci, non è mai la qualità di un intellettuale. Ad un intellettuale è invece richiesto studio, ascolto ed approfondimento.

Non basta indossare il paraocchi ideologico, mistificare i fatti e per approssimazioni successive produrre bufale, certamente ben scritte..

De Luca nella sua narrazione pare aver superato le venefiche “montagne piene di amianto e di uranio”, addotte a giustificazione della violenza e del sabotaggio delle minoranze NOTAV, e questo perché non ne esiste alcuna traccia dopo oltre 20 kilometri  di scavo.

Cerca questa volta conferme e giustificazioni alle sue opinioni di nemico della Torino-Lione travisando le scelte della Francia. Si “dimentica” infatti di dire che Macron, usando le parole della sua Ministra Borne, vuole fare sì il tunnel di base del Moncenisio e vuole farlo in fretta. E che intende invece rivedere il progetto nazionale delle tratte di adduzione, proprio come è stato fatto nel 2016 in Italia con la “project review” del Ministro Delrio; insomma vuole riusare tratte della linea esistente, limitando le varianti in galleria alle parti assolutamente necessarie, riducendo così in modo consistente i costi della propria tratta nazionale.

E’ stato fatto proprio quello che chiedevano i NOTAV nostrani prima della loro recente radicalizzazione.

Il racconto dello scrittore è quindi nient’altro che una nuova mistificazione, un “elogio alla propria ignoranza” coperto naturalmente da licenza letteraria.

De Luca si conferma – come per le sue posizioni sugli “anni di piombo” – come il qualificato esponente di quel pensiero pseudo-rivoluzionario che non si arrende davanti ai fatti ed alla realtà; l’alfiere ed il testimone di punta dei supponenti reduci di rivoluzioni mancate che hanno, per nostalgia, sposato acriticamente deriva antagonista dei movimenti NOTAV.
Ma le bugie, anche se raccontate da intellettuali post-rivoluzionari e teorici del sabotaggio, un po’ narcisi e ormai “organici” solo al proprio conto in banca, restano sempre soltanto bugie.

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